Jazykový překlad pro zadaný kód ('it') nebyl nalezen. Lettera pastorale del vescovo Tomáš per la conclusione del sinodo diocesano a Roma - Diecézní synoda Plzeň

Lettera pastorale del vescovo Tomáš per la conclusione del sinodo diocesano a Roma

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\n\nMonsignor Tomáš Holub ha pubblicato una lettera pastorale in occasione del pellegrinaggio diocesano a San Venceslao a Roma. Le sue parole sono rivolte a tutti i fedeli della nostra diocesi e ci invitano, nonostante le nostre differenze, a camminare insieme.\n\n\n

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\nFratelli e sorelle della nostra diocesi di Pilsen,\n

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\nVi saluto calorosamente da Roma. Da questo luogo che ci ricorda, nonostante tutte le nostre differenze, che apparteniamo a un'unica comunità, abbiamo un unico Signore e una sola fede.\n

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\nNella basilica di San Pietro, insieme ai pellegrini della nostra diocesi, ai rappresentanti della Repubblica Ceca e ai diplomatici, pregheremo per il nostro paese: per la sua fede e per la sua speranza. E chiederemo anche la pace per tutto il mondo.\n

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\nLa messa di oggi è particolarmente importante per l'intera nostra diocesi per un altro motivo. Al termine della celebrazione, consegnerò ai rappresentanti dei singoli vicariati il testo del documento sinodale che ho approvato, e in questo modo concluderemo ufficialmente qui a Roma il nostro sinodo diocesano.\n

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\nCon la conclusione del sinodo, il nostro percorso non si conclude, anzi. Al contrario, si apre una nuova fase del nostro cammino comune, per l'intera nostra diocesi. Ora siamo chiamati a cercare insieme come possiamo tradurre nella vita reale ciò che abbiamo appreso e accettato durante il sinodo, come comunità diocesana. Questo significa nelle nostre parrocchie, nelle nostre realtà associative, nelle nostre relazioni, nella nostra vita quotidiana. Perché un sinodo che rimanesse solo un documento sarebbe un’occasione sprecata.\n

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\nSono convinto che non sia un caso se oggi ascoltiamo le parole dell’apostolo Paolo:\n

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\n\n\n\n\n\"Completate la mia gioia pensando allo stesso modo, amando gli uni gli altri con un amore profondo, essendo concordi e pieni di compassione.\" (Filippesi 2:2)__\n\n

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\nSembra bellissimo, ma non è affatto semplice. Essere uniti non significa essere tutti uguali. Non significa avere la stessa opinione su tutto. E non significa nemmeno che spariranno le nostre domande, i nostri dubbi o le nostre riserve. La Chiesa non è e non deve essere una comunità di persone che pensano esattamente allo stesso modo. La Chiesa è una comunità di persone che, nonostante molte differenze, hanno scelto insieme di seguire lo stesso Signore.\n

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\nOggi voglio invitarvi proprio a questo: all’unità, che non si basa sull’essere uguali, ma sul camminare insieme verso Cristo e con Cristo. Sono consapevole del fatto che non tutti noi siamo d’accordo su ogni decisione del sinodo. Alcuni potrebbero trovare certe decisioni troppo audaci, altri forse troppo prudenti, e qualcun altro potrebbe pensare che avremmo dovuto prendere decisioni completamente diverse.\n

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\nVa bene così. Come cristiani, credo che la Chiesa non sia una nostra attività privata, regolata secondo le nostre idee. Crediamo e professiamo che la Chiesa appartiene al Signore, che lo Spirito Santo agisce in essa anche quando non comprendiamo tutto immediatamente. Che Egli ci guida e ci mostra il cammino che siamo chiamati a seguire insieme, nel contesto della realtà odierna. Pertanto, fedele alla tradizione della Madre Chiesa, credo che sia proprio nel processo di discernimento comune e nelle decisioni prese con una maggioranza superiore ai due terzi che possiamo riconoscere la guida dello Spirito Santo. Per questo motivo, ho accolto tutti e tre i documenti conclusivi del sinodo come propri. Non dico questo per affermare che tutte le questioni siano state risolte e che non abbiamo più bisogno di essere sensibili alla guida dello Spirito.\n

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\nVorrei però sottolineare un altro aspetto: abbiamo definito una direzione comune e ora è necessario compiere alcuni passi importanti in questo nostro percorso condiviso. Ed è proprio qui che il Vangelo di oggi ci offre un’immagine molto potente. Gesù racconta la storia di due figli (cfr. Mt 21,28-32).\n

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\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\nIl padre manda entrambi a lavorare nella vigna. Il primo dice: \"Sì, signore\", ma poi non va. Il secondo dice: \"Non voglio\", ma poi si decide ad andarci.\n

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\nPersonalmente, desidero molto che, dopo il nostro sinodo, adottiamo la mentalità del secondo figlio. Forse abbiamo delle domande. Forse abbiamo dei dubbi. Forse alcune cose sono state fatte in modo diverso. Forse non vogliamo proprio fare qualcosa. Ma nonostante tutto, diremo: \"È il vigneto di mio Padre. Quindi, andrò.\" E le nostre domande le affronteremo lungo il cammino, nel dialogo con gli altri, confidando nella guida dello Spirito Santo. Questo, secondo me, è la vera sinodalità. Ed è proprio questo che vi chiedo, sorelle e fratelli.\n

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\nEsiste anche l’atteggiamento del primogenito. Lui potrebbe dire \"sì\", magari sorridere al padre e annuire con entusiasmo. Potrebbe persino pronunciare le parole giuste. Ma poi, non va nei vigneti. E proprio in questo vedo uno dei maggiori pericoli per il nostro percorso comune.\n

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\nPer la realizzazione di un sinodo, il problema maggiore potrebbe non essere tanto il dissenso aperto, quanto quello silenzioso: \"Sì, sì...\", seguito dall’inazione. Un atteggiamento del genere può portare a niente: nessun passo avanti, nessuna modifica, nessuna volontà di agire, nessun lavoro concreto.\n

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\nPertanto, fratelli e sorelle, vi esorto con forza:\n

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\nRinnoviamo la fiducia in Dio, che guida la sua Chiesa. Rinnoviamo anche la fiducia l’uno nell’altro. Invece di cercare innanzitutto cosa c’è di sbagliato o cosa manca nelle decisioni del sinodo, concentriamoci sull’ascolto reciproco e poniamoci le seguenti domande:\n

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\nCosa ci sta dicendo lo Spirito Santo? Cosa vuole fare Dio con la nostra diocesi? A cosa ci invita? Chi dobbiamo coinvolgere? A chi dobbiamo dare speranza?\n

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\nE inoltre: Quali sono le cose che dobbiamo smettere di fare perché non ci aiutano più a essere una Chiesa che vive l’evangelio in un modo comprensibile per le persone di oggi?\n

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\n\n\nQueste sono le domande che ci troviamo ad affrontare ora. E la risposta non sarà data dal vescovo, né da persone della curia, né da alcun individuo, per quanto dotato. Continueremo a cercare insieme, come popolo di Dio in cammino, le risposte ispirate da Dio. Pertanto, il nostro cambiamento non riguarderà solo il nostro modo di pensare e le nostre relazioni, ma dovrà riflettersi anche nell’organizzazione delle nostre parrocchie e della nostra diocesi, e nel modo in cui assumiamo le nostre responsabilità.\n

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\nNon sappiamo come sarà la nostra diocesi tra dieci anni. Ma sappiamo chi ci accompagna in questo cammino nel tempo: Gesù Cristo risorto. E noi stiamo al Suo fianco, dalla parte dei vincitori. Non perché siamo forti o perché abbiamo tutto sotto controllo, ma perché alla fine è Lui che vince e noi siamo suoi.\n

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\nProcediamo insieme. Non tutti allo stesso passo, e non con la stessa velocità, ma nella stessa direzione.\n

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\nImploriamo Gesù Cristo Risorto di darci coraggio e fiducia reciproca.\n

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\nChiediamo umiltà, affinché possiamo ascoltare e ammettere i nostri errori.\n

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\nChiediamogli di avere pazienza quando le cose non vanno così velocemente come vorremmo.\n

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\nChiediamogli innanzitutto l’unità: non un’unità priva di differenze, ma un’unità che sia in grado di accogliere e sostenere le nostre diversità.\n

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\nSanto Venceslao, patrono della terra ceca, accompagnaci, proteggici e incoraggianoci nel nostro cammino comune.\n

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\nVi prego di farlo per noi, tutti noi qui a Roma.\n

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\n+ vescovo Tomáš\n

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Lettera pastorale da scaricare:\n\n
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